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giovedì 4 giugno 2009

Sale la protesta tra i terremotati: manifestanti in centro all'Aquila

L'AQUILA (3 giugno ) - Dopo due mesi di assenza gli aquilani riprendono possesso, seppur solo per qualche ora, del loro centro storico. L'occasione è la manifestazione indetta dai sindaci delle zone terremotate per protestare contro il decreto per la ricostruzione che sarà, nei prossimi giorni in discussione alla Camera. Sul palco allestito sopra un camion ci sono tutti i sindaci con indosso la fascia tricolore.

Ad ascoltarli nella piazza della villa comunale dell'Aquila più di seicento persone. Dopo la manifestazione di sabato oggi, molti aquilani, ritornano così lungo le strade e nelle piazze del centro storico della loro città. Lo stato d'animo questa volta è diverso. Dopo la paura, la disperazione e la speranza ora è il momento della rabbia. Non si fa fatica a trovare gente stanca ed insoddisfatta per come stanno andando le cose. Dopo la terribile scossa delle 3.32 e due mesi di vita nelle tende, l'umore tra la gente è davvero basso. Non ha retto neanche lo spirito “forte e gentile” degli abruzzesi, così decantato dopo la scossa.

Nei capannelli spontanei che si ritrovano lungo la piazza tutti parlano del decreto. Della delusione per quel documento pieno di promesse e con pochi soldi veri e concreti per la ricostruzione. Per questo quando il sindaco Massimo Cialente urla dal palco che «questa città non può essere ricostruita con i “gratta e vinci”» che serve una «tassa di scopo come è successo con gli altri terremoti», l'applauso della folla sembra non finire più, . C'è chi urla “bravo, bravo” e chi sottovoce dice al vicino «era ora che qualcuno dicesse queste cose».

Dopo il sindaco Cialente e la presidente della provincia Stefania Pezzopane, prendono la parola diversi sindaci e parlamentari locali. La piazza ascolta in silenzio, pronta a interrompere solo per applaudire. Dopo un'ora i discorsi finiscono: è il momento del ricordo. Tutta la piazza si predispone dietro i gonfaloni dei Comuni e inizia a procedere lentamente lungo via XX settembre.

Una della vie simbolo di questa tragedia vede sfilare il lungo serpentone delle persone che prima erano in piazza. Per molti è difficile trattenere le lacrime quando si passa vicino ai cumuli di calcinacci di quello che resta dei palazzi che sorgevano lungo la via. Per molti aquilani significa ritornare, non solo col ricordo, alla notte tra il 5 e il 6 aprile scorso.Per loro, da quella sera, quella parte di città è off limits. Il corteo giunge fino a quello che resta della Casa dello studente. Lì il presidente della Provincia depone una corona di fiori bianchi. Il palazzo adesso non c'è più. Quello che ancora era in piedi è stato fatto crollare per sicurezza dai Vigili del fuoco. Lì dov'era era la vita di molti studenti dell'ateneo aquilano ora sono solo macerie. I riflettori si spengono, i politici vanno via. In silenzio il corteo continua a sfilare. Scende la sera e inizia a piovere. L'acqua bagna i volti commossi degli aquilani che guardano da vicino quei cumuli di terra, cemento e mattoni mischiati ai vestiti, ai libri di chi, fino a due mesi fa, abitava quelle case.  (IL FALCO)

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