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lunedì 11 maggio 2009

L'università cerca di ripartire, ma ora fra gli studenti c'è chi non vuole più restare all'Aquila

L'AQUILA (23 aprile) - «Non c'è l'Aquila senza la sua università e l'università non c'è senza l'Aquila». E' lo slogan utilizzato dal rettore Ferdinando di Orio nei messaggi che ha lanciato a tutti gli universitari aquilani dopo il devastante terremoto che ha colpito la città.

I primi attestati di laurea sono stati consegnati nei giorni scorsi, le attività stanno riprendendo anche se tra mille difficoltà. Soprattutto per gli studenti fuori sede, che vivevano all'Aquila in case e appartamenti presi in affitto. Molti di queste case o sono crollate o sono inagibili e per loro sarà difficile trovare a breve un nuovo alloggio. I fuori sede all'Aquila sono il sessantatre percento del totale degli universitari. Circa 17mila (il 28% proviene dall'Abruzzo, il 32% dal resto d'Italia e il 3% dall'estero) sui 27.168 iscritti all'ultimo anno accademico.

«Le prospettive non sono belle. Per diversi mesi non ci saranno case da affittare agli studenti all'Aquila», dice Roberta Ronzitti, studentessa diciannovenne originaria di Vasto che frequenta il primo anno all'Accademia delle Belle Arti. Lei è una miracolta del sisma. La notte della scossa è uscita viva dalla finestra al primo piano del suo appartamento nel centro storico aquilano, mentre la sua compagna di stanza era ancora intrappolata sotto i calcinacci caduti dal soffitto. «La mia casa è inagibile e non so quando potrò trovare un altro appartamento da affittare - continua -. Per adesso sono ritornata nella mia casa di Vasto, ma devo ancora recuperare il pc e tutti i lavori che sono rimasti nella casa». «Non voglio abbandonare quella città che ho scelto come la sede dei miei studi - conclude la studentessa - ma la paura è ancora tanta e l'idea di finire a vivere per mesi in qualche tenda o in un prefabbricato mi deprime».

Per qualcuno che inizia, c'è chi è in dirittura d'arrivo con gli studi. È il caso di Giuseppe Iorio, ventiquattrenne di Campobasso studente all'ultimo anno di Ingegneria Elettronica. «La mia casa è ancora in piedi ed è agibile. A differenza di molti miei amici potrò continuare ad abitare lì. Sono all'Aquila da 5 anni e sono molto legato a questa città. Non ho intenzione di trasferirmi e non vedo l'ora di poter tornare per dare una mano a ricostruirla. L'Aquila era una città stupenda e così deve tornare ad essere. Io sto per finire i miei studi ma capisco anche chi è ai primi anni ed è in crisi se trasferirsi e proseguire gli studi in qualche altra città. Certo - continua Giuseppe - le cose non potranno tornare facilmente alla normalità. È è da immaginare che almeno in questo primo periodo l'unica alternativa possibile sono le tende».

Oltre al terremoto, gli affitti in nero. Non sono pochi i casi di studenti fuori sede che vivevano in appartamenti senza aver firmato nessun tipo di contratto. Per questo ci sono proprietari che, senza scrupolo, hanno sfrattato studenti sia per paura dei controlli, sia perché hanno bisogno delle abitazioni. Come è successo ad Elisa, una studentessa del teramano che frequenta il terzo anno di Mediazione linguistica. Pochi giorni dopo il sisma, Elisa s'è vista sfrattata dalla casa che aveva affittato in città ed adesso non sa dove trovare un'altra abitazione per continuare a seguire le lezioni, quando riprenderanno. «Sono senza una casa e non so quando ci saranno case libere da affittare studenti - spiega -. Io non voglio andare via e non voglio essere costretta a trasferirmi in un'altra città».

I docenti delle varie facoltà hanno fatto appello proprio agli studenti affinché non lascino la città. «L'Aquila da sola senza i suoi studenti non potrà farcela», hanno ripetuto i professori nel corso delle assemblee pubbliche che si sono tenute nei giorni scorsi. Ed è questa richiesta di aiuto che mette in crisi molti studenti.

Anche Claudio D'Annunzio è assalito dai dubbi. Lui sta per finire la laurea triennale in Psicologia e pensa che andrà a proseguire gli studi della laurea specialistica in un'altra città. «Un po' mi sento come quello che scappa dalla nave in fiamme - confida -. So bene che se tutti facessero il mio stesso discorso l'università dell'Aquila non avrebbe un futuro. Però, con i tempi di inserimento nel mondo del lavoro dell'Italia, non mi posso permettere di perdere molto tempo e sarò costretto a lasciare, a malincuore, questa città».

Ma c'è anche chi cerca di combattere questa logica dell'abbandono della città. Antonello Ciccozzi, ricercatore di Antropologia culturale, che nella notte del sisma ha visto danneggiarsi gravemente la casa dove abitava con la sua famiglia e la facoltà dove insegnava, dice: «Bisogna lavorare tutti insieme per salvare l'università, che significa salvare l'Aquila. Dobbiamo scongiurare che il flusso di iscrizioni venga meno il prossimo anno. Per questo - continua - bisogna che tutti si impegnino nel cercare di valorizzare il capitale umano e culturale rappresentato dai docenti così da tutelare la "desiderabilità" dell'ateneo nella scelta dei giovani studenti universitari. Insieme a questo, credo che di pari passo con la ricostruzione delle abitazioni in città, per ottobre deve essere pronto un campus universitario fatto di casette di legno, o in altro materiale antisismico, dove poter ospitare gratuitamente gli studenti fuori sede».

Intanto il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini ha fatto sapere che il prossimo anno gli studenti aquilani non pagheranno le tasse universitarie per l'intero anno accademico. Un'iniziativa messa in campo da parte del Ministero per cercare di frenare quell'emorragia di immatricolazioni che inevitabilmente ci sarà il prossimo ottobre. Solo lo scorso anno erano state 6.770. (IL FALCO)

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