L'AQUILA (10 aprile) - Gelo e scosse. La notte in una tendopoli delle zone terremotate è all'insegna di queste due caratteristiche. Il freddo pungente di queste zone non è una novità. Basta alzare lo sguardo e l'imperioso Gran Sasso imbiancato è lì a ricordarti che siamo in montagna. La cosa che colpisce, però, è l'escursione termica. Si passa dai 20 gradi del giorno allo zero termico della notte. Le scosse poi, sembrano non finire mai. Non c'è notte che non ce ne siano diverse e belle forti.
Il campo di Arischia, una delle tante frazioni dell'Aquila colpita duramente dal sisma, non è uno dei più grandi montati in queste zone. Ci sono ospitati 1150 sfollati. Quelli che non sono in questo campo sono nelle tende private e nelle macchine ferme nelle vicinanze. In questo piccolo centro il sisma di domenica notte ha causato una sola vittima (un signore anziano morto d'infarto durante la scossa). Si può dire che è quasi un miracolo, calcolando il fatto che tutte le case del paese sono inagibili e che tutta la parte più antica del centro storico è crollata.
Nel campo sportivo del paese ci sono 40 tende montate in tutta fretta lunedì scorso dagli uomini dell'esercito e della protezione civile. Da martedì notte queste tende sono la nuova casa degli abitanti di Arischia. Il campo è affidato alle premurose mani dei 110 volontari della colonna mobile della protezione civile del Molise. Sono sempre loro che preparano e servono tre volte al giorno i pasti caldi per tutti gli sfollati.
Quando arriviamo nel campo i volontari hanno appena finito di servire la cena e già in molti si preparano ad affrontare una nuova notte nelle tende. Ad accoglierci, oltre all'ennesima scossa, c'è un grande fuoco acceso, attorno a cui ci sono moltissime persone che cercano di riscaldarsi e di difendersi dal gelo che avanza. Come ci racconta Angelo Laviola, uno dei responsabili della protezione civile molisana, molti preferiscono stare stare qui la notte piuttosto che dormire nelle tende. «Nonostante gli sforzi che stiamo facendo in questi giorni - continua - non in tutte le tende sono montati e funzionanti i condizionatori».
Non è solo il freddo che tiene qui le persone. Come ci spiega Nicola, un abitate di Arischia: «Il ricordo e la paura delle scosse è ancora forte. Stando insieme intorno al fuoco ci facciamo compagnia e forza l'uno con l'altro. Si scherza, cerchiamo di ridere, soprattutto cerchiamo di non pensare a quello che c'è successo e a quello che c'aspetta. E poi è inutile allungarsi sulle brande, queste scosse non ti lasciano mai. È inutile!».
Sempre intorno al fuoco incontriamo Marcello Masci, il "sindaco" di Arischia. Non è un vero e proprio un sindaco perché questa è una frazione dell'Aquila, lui è solo il presidente della circoscrizione di Arischia, ma per tutti qui è lui il capo della comunità. Ci accoglie con piacere perché dice: «Qui, in fondo a questa valle, la stampa non è arrivata. Nessuno ha parlato ancora di noi. Nonostante abbiamo avuto pochi morti e feriti, siamo un paese completamente distrutto. La gente è sconvolta - continua Masci - soprattutto per le prospettive. Ci sono persone che hanno solo il pigiama con cui dormiva la notte del sisma. Nelle case non si può rientrare e per fortuna che cominciano ad arrivare i vestiti donati dai cittadini tramite la protezione civile».
Il freddo col passare del tempo diventa sempre più pungente. Marcello ci racconta che nel campo ci sono situazioni davvero drammatiche. «Non sono pochi i casi di persone con handicap e malati con patologie gravi che prima stavano a casa e che adesso sono finite anche loro in questo campo. Inoltre - continua - vedo che con il passare dei giorni aumentano la tensione tra i miei concittadini. Cominciano ad essere sempre più frequenti le chiacchierate che si trasformano in discussioni accese e dobbiamo intervenire per placare gli animi. Spero solo - conclude Masci - che venga qualcuno a darci qualche parola di conforto e di rassicurazione per il nostri giorni futuri. Ne abbiamo sempre più bisogno».
La notte avanza. Anche i volontari, dopo aver finito di pulire la cucina, si avviano alle loro tende. È l'una. Davanti al grande fuoco del campo arriva un piccolo mezzo della protezione civile del Molise. Sopra ci sono gli scout dell'Agesci del Lazio. Con loro hanno una grande pentola di latte caldo che distribuiscono a tutti. L'ultimo gruppo di sette scout è arrivato stamani da Roma dando il cambio agli altri quindici che erano qui fin da lunedì mattina. Il loro compito principale è quello di accudire i bambini del campo. Stanno con loro tutto il giorno. Pensano a farli mangiare, giocare, divertire e soprattutto a cercare di fargli superare il trauma di questi momenti. La loro sfida è quella di vincere una delle tante vittime di questo terremoto: il sorriso dei bambini. (IL FALCO)
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