«Scrivo per sapere che cosa penso» LUIGI MALERBA

Notizie

lunedì 21 gennaio 2008

Fascisti altro che scienziati

Il paragone è drastico. Uno slogan usato ed abusato troppe volte inutilmente ma, di fronte allo spettacolo offerto dai sedicenti scienziati della Sapienza, l’unico che viene in mente. Ha scritto bene Galli Della Loggia nel suo editoriale sul Corriere (“Laicismo obbligatorio”) quando ha ricordato “le gazzarre organizzate nel 1923-24 dagli studenti fascisti fiorentini per impedire a Salvemini e Calamandrei di tenere lezione”.

Un briciolo di senso critico e di libertà servirebbe a questi professori per capire tutto il senso di ridicolo di cui si sono ricoperti con questa vicenda. Scrivere le cose che hanno scritto è davvero roba di cui vergognarsi. Quale scienziato - autodefinitosi tale – potrebbe mai dichiarare che la visita del Papa rappresenta un evento “incongruo e non in linea con la laicità della scienza?” La laicità della scienza? E da quando la scienza è un soggetto laico. Chi l’ha stabilito? La scienza è libera, non laica, cari professori. La scienza è fatta di idee e le idee anche se contrarie si ascoltano, non si mettono a tacere.

Negare la parola all’università a chicchessia è una contraddizione intollerabile. Essa è il luogo d’eccellenza del dialogo, del confronto dell’universalità dei saperi. Gli scienziati si definiscono indignati con il Rettore reo di essersi permesso di prendere la “sconcertante iniziativa di invitare Benedetto XVI all'Inaugurazione dell'Anno Accademico della Sapienza”. A mio avviso non credono nelle cose che dicono. Non bisogna essere dei liberali per capire che la libertà si definisce solo in un contraddittorio e il dubbio e il pluralismo delle idee e delle posizioni sono l’anima delle libere democrazie. Una conquista storica della nostra civiltà. Anche contro la stessa Chiesa, che la lezione, a differenza dei nostri professori, l’ha capita. Spero che questa loro posizione sia frutto solo di una trovata pubblicitaria mirante ad acquisire un briciolo di visibilità e notorietà.

Ciò che fa indignare un uomo libero in questa vicenda è il conformismo a senso unico imperante in questi ambienti. Sono pronto a giurare che nel caso in cui a posto del Papa fosse stato invitato qualche esponete della comunità islamica piuttosto che il dittatorello sudamericano di turno alla Chavez, nessuno avrebbe posto alcuna obiezione. Nessuno sarebbe andato a scovare passate dichiarazioni scomode o avrebbe imputato al Rettore che il Papa è un fiero creazionista e quindi si sarebbero urtati “i colleghi biologi e i loro studenti di fronte a un attacco più o meno indiretto alla teoria darnwiniana dell'evoluzione biologica che sta alla base, in tutto il mondo, della moderna biologia evolutiva?”

Secondo i nostri illustri scienziati la sola idea del Rettore Guarini di far parlare il Papa sarebbe stata una “clamorosa violazione nel corso dell'inaugurazione dell'anno accademico e sarebbe stata considerata, nel mondo, come un salto indietro nel tempo di trecento anni e più”. Sembrerà incredibile ma ciò ha scritto il professor Marcello Cini nella prima di lettera di protesta inviata al Rettore Guarini.

Ahmadinejad può parlare in piena libertà alla Columbia university, il Papa non può farlo alla Sapienza. Per tutti gli uomini liberi questa giornata rappresenta un lutto. Una sconfitta della ragione. Il libero pensiero soccombe sotto la violenza conformista di una banda di fascisti. (IL FALCO)

venerdì 11 gennaio 2008

Emergenza rifiuti: lezione di federalismo

DECIDERE.NET
Un’ulteriore considerazione sulla questione dei rifiuti. A mio avviso – ma nel mare di cose dette sull’argomento non sarà mancato chi l’avrà fatto notare (tra gli altri l’ex ministro della Giustizia Castelli l’altra sera a Ballarò) - c’è un dato che emerge con forza da questa “vergognosa” vicenda campana, ed è che essa dimostra la forza del federalismo. Mi spiego. Il fatto che la gestione del ciclo dei rifiuti è stata affidata dalla legge Ronchi alla competenza esclusiva delle regioni e delle istituzioni locali, offre un ottimo banco di prova nazionale al buon governo locale.

Ovvero il fatto che a Brescia ci siano dei termovalorizzatori che funzionano e i cittadini bresciani paghino 50 euro l’anno di tassa sull’immondizia è un dato che paragonato alla realtà campana non può che sottolineare il buon governo dell’amministrazione bresciana in questo capitolo dell’amministrazione pubblica. Il cittadino campano, cosciente delle realtà che lo circonda, capirà in questo modo che pagare il doppio di quanto si paga a Brescia (110 euro l’anno di tassa sull’immondizia) e avere come risultato tonnellate di immondizia per le strade, non è colpa del politico politicante di Roma, ma più semplicemente del suo sindaco, del suo assessore e del suo governatore.

A questo punto poco potranno le difese posticce che vengono addotte, in questi giorni, come scuse per l’inefficienza della gestione dei rifiuti. Il cittadino campano sa e, si spera, avrà la possibilità, poi, di decidere e scegliere il suo amministratore anche in base alla sua capacità dimostrata di governo della cosa pubblica. Questo credo che sia l’essenza del federalismo.

Voglio dire che quando non è più lo Stato centrale che amministra tutto, ma è l’ente locale che decide e carica queste decisioni della responsabilità politica collegata a queste decisioni, i fatti più che le parole contano. E quando parlano i fatti, le cose sono molto più chiare e molto più semplici per il cittadino elettore che potrà valutare il suo amministratore locale in maniera diretta, piuttosto che scomodare i massimi sistemi filosofici e politici nel cercare i perché della cattiva amministrazione.

Questo è solo un esempio di come il federalismo fa bene al nostro Paese. Nel senso che fa emergere l’Italia buona e, al contempo, denuncia quella cattiva: la buona politica da quella inefficiente.

Parliamo di immondizia ma potremmo discutere di sanità piuttosto che di opere pubbliche, o di economia. Come già avveniva nelle città italiane nel corso del Medioevo e dell’età moderna, la buona moneta caccia via quella cattiva. Speriamo che lo spettacolo indecente di questi giorni aiuti la buona politica a cacciare quella cattiva, fatta di nomi e cognomi precisi. (IL FALCO)

sabato 5 gennaio 2008

Il Paese che affonda nell’immondizia

DECIDERE.NET
Siamo alla farsa. Uno Stato incapace anche di raccogliere l’immondizia. I veti incrociati e il dispendio continuo di denaro e, soprattutto, di salute pubblica. Le cose non migliorano e nessuno dice niente. La Campania e il comune di Napoli amministrati, da decenni, da amministrazioni di centro sinistra e nessuno che scende in piazza a dire che la sinistra in quelle zone governa male e, forse, con il rischio forte di qualche collusione. Nessuno parla di un territorio che sfugge al controllo dello Stato.

La prova provata che viviamo in un Paese palude, altro che la mucillagine invocata dal Censis. L’Italia bloccata. Il Paese che non decide e resta lo stesso. In quale altro Paese ricco e sviluppato sarebbe possibile tollerare lo spettacolo indecente che proviene da Napoli e dintorni? In quale altra potenza mondiale una delle sue città più belle rischia di essere sommersa dalla “monnezza”.

La nuova ondata di rifiuti ha ricordato a tutti i fallimenti della gestione commissariale. Fallimento registrato anche dalla Corte dei Conti, la quale ha calcolato in 855 i milioni di euro dilapidati in 14 anni di emergenza rifiuti, mentre la raccolta differenziata nella Regione Campania rimane ancorata ai minimi (10,6%) e i due termovalorizzatori restano al palo e 7 milioni di eco balle (sulla cui fattura ci sono molti dubbi) invadono ogni possibile sito di stoccaggio.

La cronaca dell’emergenza rifiuti registra ancora proteste e scontri tra cittadini e forze dell’ordine – ultimamente soprattutto presso il sit-in di Taverna Del Re (l’unico sito di stoccaggio, in chiusura entro la fine dell’anno). Nel casertano e in provincia di Napoli continuano i roghi dei rifiuti abbandonati in strada. E in consiglio regionale continuano le polemiche, con l’Aula occupata per nove ore dall’opposizione.

Di commissari se ne sono visti tanti in questa lunga emergenza rifiuti, tutta questa vicenda ha visto da parte delle istituzioni solo un continuo cambio di responsabilità. Una catena che si allunga e si disarticola tra prefetti, commissari straordinari e ordinari, amministratori locali e nazionali. Capire e trovare colpevoli di questa vergogna è pressoché impossibile. Poi si scopre anche (Il Giornale, 29 dicembre) che il governatore Antonio Bassolino sarà costretto dai giudici della Corte dei Conti a risarcire 3 milioni e 200mila euro alla Regione per aver creato durate il suo mandato di commissario straordinario (fino al 2004) un call center ambientale con 100 dipendenti, lavoratori socialmente utili, al costo di 4 milioni di euro. Per la sezione regionale della Corte, Bassolino (i fatti si riferiscono al 2001) avrebbe travalicato le proprie competenze di commissario visto che i fondi erano destinati solo al superamento della fase emergenziale dei rifiuti.

Le periferie di Napoli stanno intanto sprofondando sotto cumuli di immondizia. Arriva il nuovo tandem che gestirà l’emergenza. Il Consiglio dei Ministri, infatti, ha nominato il nuovo commissario gestore, dopo le dimissioni – causa pensionamento – del prefetto Pansa, che sarà affiancato da un commissario liquidatore. Lo stato d’emergenza rifiuti inoltre è stato prorogato fino al 30 novembre 2008. Con queste due nuove nomine siamo così al quinto commissariamento negli ultimi quattordici mesi, dopo le gestioni di Corrado Catenacci, Guido Bertolaso e da ultimo di Alessandro Pansa.

Alcuni giorni fa, Galli della Loggia nella sua rubrica quotidiana sul Corriere della Sera proponeva ai docenti universitari di Napoli e Salerno di sospendere qualsiasi «attività didattica e in generale culturale fintanto che un solo quintale d’immondizia continui ad ammorbare l’aria e a sconvolgere il paesaggio della Regione». Ma, a quanto sembra dalla lettura dei giornali, il suo appello è caduto nel vuoto, segno che anche la società civile è completamente rassegnata a questo status quo. Imprigionata e sommersa dalla palude (di immondizia) non trova la forza neanche per un segnale di orgoglio. A che punto siamo arrivati. Cumuli di immondizia che arrivano fino al primo piano delle abitazioni. In che Paese abitiamo? (IL FALCO)