Il paragone è drastico. Uno slogan usato ed abusato troppe volte inutilmente ma, di fronte allo spettacolo offerto dai sedicenti scienziati della Sapienza, l’unico che viene in mente. Ha scritto bene Galli Della Loggia nel suo editoriale sul Corriere (“Laicismo obbligatorio”) quando ha ricordato “le gazzarre organizzate nel 1923-24 dagli studenti fascisti fiorentini per impedire a Salvemini e Calamandrei di tenere lezione”.Un briciolo di senso critico e di libertà servirebbe a questi professori per capire tutto il senso di ridicolo di cui si sono ricoperti con questa vicenda. Scrivere le cose che hanno scritto è davvero roba di cui vergognarsi. Quale scienziato - autodefinitosi tale – potrebbe mai dichiarare che la visita del Papa rappresenta un evento “incongruo e non in linea con la laicità della scienza?” La laicità della scienza? E da quando la scienza è un soggetto laico. Chi l’ha stabilito? La scienza è libera, non laica, cari professori. La scienza è fatta di idee e le idee anche se contrarie si ascoltano, non si mettono a tacere.
Negare la parola all’università a chicchessia è una contraddizione intollerabile. Essa è il luogo d’eccellenza del dialogo, del confronto dell’universalità dei saperi. Gli scienziati si definiscono indignati con il Rettore reo di essersi permesso di prendere la “sconcertante iniziativa di invitare Benedetto XVI all'Inaugurazione dell'Anno Accademico della Sapienza”. A mio avviso non credono nelle cose che dicono. Non bisogna essere dei liberali per capire che la libertà si definisce solo in un contraddittorio e il dubbio e il pluralismo delle idee e delle posizioni sono l’anima delle libere democrazie. Una conquista storica della nostra civiltà. Anche contro la stessa Chiesa, che la lezione, a differenza dei nostri professori, l’ha capita. Spero che questa loro posizione sia frutto solo di una trovata pubblicitaria mirante ad acquisire un briciolo di visibilità e notorietà.
Ciò che fa indignare un uomo libero in questa vicenda è il conformismo a senso unico imperante in questi ambienti. Sono pronto a giurare che nel caso in cui a posto del Papa fosse stato invitato qualche esponete della comunità islamica piuttosto che il dittatorello sudamericano di turno alla Chavez, nessuno avrebbe posto alcuna obiezione. Nessuno sarebbe andato a scovare passate dichiarazioni scomode o avrebbe imputato al Rettore che il Papa è un fiero creazionista e quindi si sarebbero urtati “i colleghi biologi e i loro studenti di fronte a un attacco più o meno indiretto alla teoria darnwiniana dell'evoluzione biologica che sta alla base, in tutto il mondo, della moderna biologia evolutiva?”
Secondo i nostri illustri scienziati la sola idea del Rettore Guarini di far parlare il Papa sarebbe stata una “clamorosa violazione nel corso dell'inaugurazione dell'anno accademico e sarebbe stata considerata, nel mondo, come un salto indietro nel tempo di trecento anni e più”. Sembrerà incredibile ma ciò ha scritto il professor Marcello Cini nella prima di lettera di protesta inviata al Rettore Guarini.
Ahmadinejad può parlare in piena libertà alla Columbia university, il Papa non può farlo alla Sapienza. Per tutti gli uomini liberi questa giornata rappresenta un lutto. Una sconfitta della ragione. Il libero pensiero soccombe sotto la violenza conformista di una banda di fascisti. (IL FALCO)

