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La frase della settimana

"Solo chi non sa dove sta andando può arrivare lontano" (Oscar Wilde)

venerdì 26 giugno 2009

Il ritorno di Editori Riuniti

ROMA (25 giugno) - Editori Riuniti torna sulla scena editoriale italiana. La storica casa editrice del Pci, nata nel 1953 dalla fusione di Edizioni Rinascita e Edizioni di Cultura Sociale, riparte ora con una nuova gestione. Dopo un periodo difficile, il logo della casa che ha pubblicato molti dei principali narratori contemporanei, come Jorge Amado, Gianni Rodari e Isaac Babel, è passato ora alla Aringoli Editori Associati. Il nuovo presidente, Gianni Aringoli, è il fondatore del Premio Capalbio, nonché in lizza per ereditare la gestione del Premio Grinzane Cavour, si è lanciato in questa nuova avventura insieme con il figlio Alessio, direttore editoriale della nuova casa editrice.

Il programma è racchiuso in due parole: perpetuazione della storica tradizione culturale di alto livello ma anche innovazione. Come ha ricordato lo stesso direttore – nel corso della presentazione alla Biblioteca del Senato – la nuova politica editoriale sarà più giovane ed aperta alle nuove tendenze della comunicazione, non dimenticando l'impegno civile che ha da sempre caratterizzato la casa editrice, fino al 1989 punto di riferimento per il Partito Comunista Italiano.

«Libri per scuotere il Paese – ha sottolineato Alessio Aringoli - per essere presenti con i documenti, gli studi, le ricerche, le inchieste per la tutela dei diritti e contro ogni illegalità. Noi miriamo a un rinnovamento dei contenuti e dell’organizzazione della casa editrice, puntando sui giovani e sull’utilizzo adeguato di tutti i nuovi media, oltre che ad innovazioni nella struttura promozionale, commerciale e distributiva dell’editoria».

Il comitato editoriale di Editori Runiti è all'insegna del più vario spettro culturale e politico. Si va da Giorgio Cremaschi a Ernesto Galli della Loggia, da Mirella Serri a Piero Sansonetti, a Stefano Tassinari. Poi ancora Paolo Franchi, Riccardo Bellofiore, Claudio Sestieri, Bruno Roberti, Salvatore Colella, Marcello Panni, Gabriella Bonacchi, Marina Caffiero, Alessandro Portelli, Edoardo Bruno.

La rinascita degli Editori Riuniti parte proponendo due inchieste, la prima di Marco Travaglio e Vauro sul terremoto che ha colpito l’Abruzzo, la seconda firmata dal magistrato Mario Alberighi. Tra le altre iniziative messe in campo c’è anche una rivista semestrale di letteratura sociale intitolata Letteraria, a cui collaboreranno, tra gli altri, Carlo Lucarelli, Massimo Carlotto, Pino Cacucci, Wu Ming, Bruno Arpaia.

Quattro le grandi aree di lavoro su cui si concentrerà l'attività della rinnovata gestione: «Centrale sarà il tema dell'inchiesta - spiega il direttore Aringoli – sia quella giudiziaria che quella sociale, che vada a scavare sulle ingiustizie di questo paese, e poi la saggistica di qualità». Tornerà poi anche la collana dei “Libri di base”, una delle innovazioni storiche della Editori Riuniti. Tra i primi testi di queste serie ci sarà un libro curato da Sergio Scalia e Maria Lombardi sull'uso e la conoscenza di Facebook. (IL FALCO)

giovedì 4 giugno 2009

Sale la protesta tra i terremotati: manifestanti in centro all'Aquila

L'AQUILA (3 giugno ) - Dopo due mesi di assenza gli aquilani riprendono possesso, seppur solo per qualche ora, del loro centro storico. L'occasione è la manifestazione indetta dai sindaci delle zone terremotate per protestare contro il decreto per la ricostruzione che sarà, nei prossimi giorni in discussione alla Camera. Sul palco allestito sopra un camion ci sono tutti i sindaci con indosso la fascia tricolore.

Ad ascoltarli nella piazza della villa comunale dell'Aquila più di seicento persone. Dopo la manifestazione di sabato oggi, molti aquilani, ritornano così lungo le strade e nelle piazze del centro storico della loro città. Lo stato d'animo questa volta è diverso. Dopo la paura, la disperazione e la speranza ora è il momento della rabbia. Non si fa fatica a trovare gente stanca ed insoddisfatta per come stanno andando le cose. Dopo la terribile scossa delle 3.32 e due mesi di vita nelle tende, l'umore tra la gente è davvero basso. Non ha retto neanche lo spirito “forte e gentile” degli abruzzesi, così decantato dopo la scossa.

Nei capannelli spontanei che si ritrovano lungo la piazza tutti parlano del decreto. Della delusione per quel documento pieno di promesse e con pochi soldi veri e concreti per la ricostruzione. Per questo quando il sindaco Massimo Cialente urla dal palco che «questa città non può essere ricostruita con i “gratta e vinci”» che serve una «tassa di scopo come è successo con gli altri terremoti», l'applauso della folla sembra non finire più, . C'è chi urla “bravo, bravo” e chi sottovoce dice al vicino «era ora che qualcuno dicesse queste cose».

Dopo il sindaco Cialente e la presidente della provincia Stefania Pezzopane, prendono la parola diversi sindaci e parlamentari locali. La piazza ascolta in silenzio, pronta a interrompere solo per applaudire. Dopo un'ora i discorsi finiscono: è il momento del ricordo. Tutta la piazza si predispone dietro i gonfaloni dei Comuni e inizia a procedere lentamente lungo via XX settembre.

Una della vie simbolo di questa tragedia vede sfilare il lungo serpentone delle persone che prima erano in piazza. Per molti è difficile trattenere le lacrime quando si passa vicino ai cumuli di calcinacci di quello che resta dei palazzi che sorgevano lungo la via. Per molti aquilani significa ritornare, non solo col ricordo, alla notte tra il 5 e il 6 aprile scorso.Per loro, da quella sera, quella parte di città è off limits. Il corteo giunge fino a quello che resta della Casa dello studente. Lì il presidente della Provincia depone una corona di fiori bianchi. Il palazzo adesso non c'è più. Quello che ancora era in piedi è stato fatto crollare per sicurezza dai Vigili del fuoco. Lì dov'era era la vita di molti studenti dell'ateneo aquilano ora sono solo macerie. I riflettori si spengono, i politici vanno via. In silenzio il corteo continua a sfilare. Scende la sera e inizia a piovere. L'acqua bagna i volti commossi degli aquilani che guardano da vicino quei cumuli di terra, cemento e mattoni mischiati ai vestiti, ai libri di chi, fino a due mesi fa, abitava quelle case.  (IL FALCO)

venerdì 22 maggio 2009

Fondi per le zone terremotate dai risparmi della parata del 2 gugno

L'AQUILA (21 maggio) - Dalla cerimonia del 2 giugno arriveranno ulteriori fondi per le zone terremotate dell'Abruzzo. Ad annunciarlo il ministro del Difesa Ignazio La Russa in visita oggi all'Aquila. Un milione di euro, questa la cifra che verrà recuperata dal budget previsto per la sfilata del 2 giugno ai Fori imperiali. La sfilata durerà dieci minuti in meno. Anche una sorpresa alla fine di quest'ultima. 

Il ministro La Russa l'ha voluta presentare come un simbolo importante che viene proprio dall'esperienza vissuta nelle zone terremotate. A testimonianza del comune lavoro svolto dai vari corpi delle Forze Armate in Abruzzo, a chiusura della parata militare, sfileranno tutti insieme gli uomini dell'Esercito, dei Carabinieri, dei Vigili del Fuoco, della Guardia di Finanza. «Non ci sarà nessuna distinzione di corpo e di grado - ha dichiarato il ministro - proprio come è avvenuto durante la fase dei soccorsi e dell'assistenza alla popolazione terremotate». La proposta del ministro della Difesa è stata inserita in un emendamento al decreto legge che stanza i fondi per la ricostruzione in discussione oggi al Senato. 

«Quest'iniziativa è stata presa in accordo anche con il Capo dello Stato - ha tenuto a ribadire La Russa - . Insieme abbiamo deciso di mantenere un profilo più sobrio per la sfilata e, con i soldi risparmiati, intraprendere iniziative a favore dei terremotati». Il milione di euro proveniente dal 2 giugno verrà impegnato per la risistemazione di alcune strade che collegano l'Aquila ad alcuni centri minori coinvolti dal sisma. «L'idea di destinare questi fondi per le strade - ha continuato il ministro - è stata presa insieme con il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, in ragione del fatto che ci sono alcuni comuni che a causa di queste strade interrotte, si vedono costretti a fare dei giri che allungano il percorso anche di quaranta/ cinquanta chilometri». 

Sfilata del 2 giugno. Il Ministro ha rassicurato che, nonostante i tagli, lo scenario dei Fori Imperiali sarà sempre lo stesso. «Saranno eliminate alcune coperture delle tribune. Al loro posto sono stati acquistati alcune migliaia di ombrellini tricolori, che potranno essere utilizzate sia per difendersi dal sole che nel caso in cui dovesse piovere, assicurando, nel caso di apertura, anche un bellissima coreografia». (IL FALCO)

mercoledì 20 maggio 2009

L'integrazione non si fa così

Spesso sono i picco li episodi che rive lano i grandi fatti. Che cosa sia diven tata ad esempio, per tan ta parte, la scuola italia na, quale sia il senso co mune che vi regna, quale sia anzi il senso comune che probabilmente ha già messo abbondanti radici in tutto il Paese, ce lo di ce quanto è appena acca duto a Roma, alla scuola materna ed elementare Carlo Pisacane. La cui pre side, con l’accordo unani me del consiglio d’istitu to, ha deciso che il nome di Pisacane non è proprio il più adatto per una scuo la che accoglie tanti alun ni non italiani, apparte nenti, come c’informano i giornali, a ben 24 etnie diverse, con prevalenza di bengalesi, romeni e ci nesi.

Pisacane: avete presen te? Un mazziniano, con la testa piena di idee confu se sulla patria e sul sociali­smo, che si era fissato di fare una rivoluzione con i contadini del Mezzogior no e che fu capace, inve ce, solo di andare incon tro alla propria rovina la sciandoci la vita. Un italia no poi, figuriamoci!, a chi volete che interessi? Chi volete che lo conosca que sto Pisacane? Molto me glio intitolare la scuola, hanno pensato i docenti romani, a un personaggio di ben altro calibro e noto rietà, per esempio a Tsu nesaburo Makiguchi. Ma certo, Makiguchi! Sappia mo tutti chi è: pensatore e pedagogista celeberri mo, teorizzatore della or mai diffusissima (anche troppo!) «educazione cre ativa ». E che poi sia giap ponese non può che fare sicuramente piacere ai tanti alunni asiatici, in specie a quelli cinesi che, come si sa, conservano del Paese del Sol Levante un così simpatico ricor do.

In realtà c’è poco da iro nizzare su questa Italia di oggi, di cui i poveri inse gnanti della ex Pisacane, alla fine, appaiono più che altro delle vittime. Vit time di un Paese che ha una venerazione idolatri ca verso tutto ciò che sa di «territorio» e di «deci sione dal basso» e per mette che denominazioni così simbolicamente cru ciali (la cui importanza ci ricorda un aureo libretto di Alberto ed Elisa Benzo ni in uscita proprio in questi giorni da Bietti, Le vie d’Italia) come i nomi delle cose che sono di tut ti, adoperate da tutti, qua li sono per l’appunto i no mi delle scuole, siano a di sposizione del primo con­siglio d’istituto che vuole cambiarli.

Un Paese così ipnotizza to dalle mitologie interna zional- mondialiste, e in sieme così abituato a ve­dersi secondo l’immagi ne negativa che gli fabbri cano ogni giorno i suoi tanti moralisti di profes sione, da credere che or mai la propria storia, la propria identità, non vo gliano dire più nulla per nessuno, non abbiano più alcun valore. E dun que un Paese che di fron te all’immigrazione si tro va nell’incapacità di fare la sola cosa utile che c’è da fare. Cioè cercare d’in tegrare, far diventare ita liani gli stranieri legal mente in Italia, conceden dogli dunque con larghez za la cittadinanza (con lar ghezza! Lo si capisca una buona volta) e facendoli partecipi della nostra lin gua, della nostra storia, della nostra cultura: prin cipalmente nella scuola, che di tutto ciò deve, o meglio dovrebbe, essere il simbolo operante. Invece preferiamo striz zare l’occhio alle mode e farci belli gingillandoci con un multiculturalismo suicida che ha il solo effet to di ghettizzare gli stra nieri e di alzare una bar riera tra noi e loro. (ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA)